L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato la nuova classificazione internazionale delle malattie (ICD-11).

L'ICD ci racconta come viviamo e moriamo, offrendoci gli strumenti per fotografare lo stato di salute delle nazioni. Mentre indicatori economici come il prodotto interno lordo potrebbero offrire visioni distorte sul benessere individuale, i dati sulle malattie e sulla morte rivelano invece come una popolazione "se la passa" veramente, offrendoci una sorta di istantanea grazie alle statistiche sulla salute elaborate sulla base dell'ICD, che traccia la condizione umana dalla nascita alla morte: ogni malattia che affrontiamo nella vita - e qualsiasi causa di morte - è infatti codificata.
Non solo, l'ICD valuta anche i fattori che influenzano la salute o cause esterne di mortalità e morbilità, fornendo una visione olistica su ogni aspetto della vita che ha un impatto sulla salute.

La storia dell'ICD risale all'Inghilterra del XVI secolo. Ogni settimana, i London Bills of Mortality annunciavano le morti per scorbuto, lebbra e peste. Solo verso la fine del XIX secolo, quando Florence Nightingale, appena tornata dalla guerra di Crimea, sostenne la necessità di raccogliere delle statistiche sulle cause di malattia e morte, si iniziarono a raccogliere dati in modo più sistematico. All'incirca nello stesso periodo, lo statistico francese Jacques Bertillon introdusse la Classificazione Bertillon delle cause di morte, adottata da diversi Paesi.

Negli anni '40, l'Organizzazione Mondiale della Sanità riprese il sistema di Bertillon e lo ampliò, elaborando la prima versione della Classificazione statistica internazionale delle malattie, degli infortuni e delle cause di morte. Sulla base delle statistiche relative allo stato di salute vengono oggi prese quasi tutte le decisioni in ambito sanitario, come programmare i servizi sanitari, quanto spendere e investire in ricerca e sviluppo.

L'ICD prevede  circa 55 000 codici univoci per lesioni, malattie e cause di morte, che consentono agli operatori sanitari di condividere informazioni sanitarie in tutto il mondo, in quanto elaborate sulla base di un linguaggio chiaro e comune.

Il dolore è classificato così 

Il comunicato stampa completo dell'OMS è disponibile qui