La legge 38 compie dieci anni. Risale infatti al 15 marzo del 2010 la norma che ha messo il dolore o, meglio, il diritto di non provare più dolore al primo posto, all’articolo 1.  Questo fondamento di legge ha un peso significativo nella vita dei pazienti oncologici.

Come Infermiere nel Centro Oncologico di Parma ho constatato che non tutti i malati oncologici avvertono dolore e non sempre. In tanti provano però un dolore acuto all'inizio e, con l'avanzare della malattia, evolve e diviene permanente con un pesante impatto sulla qualità della vita dei pazienti stessi.

La prevalenza della sintomatologia dolorosa è infatti pari all' 80-90% dei casi, tra chi è in fase metastatica. Per questo motivo è essenziale che gli Infermieri sappiano affrontare il dolore e sappiano gestire il paziente affetto da dolore, essendo coinvolti in prima persona nell'assistenza ma anche nell'informazione e nell'educazione rivolta ai malati che soffrono, come quelli oncologici.

Dare sollievo diventa un dovere non solo professionale ma anche morale per chi, come gli infermieri, ha deciso di dedicare la proprio vita nel prendersi cura degli altri.

Il codice deontologico infermieristico, testo approvato dal Consiglio Nazionale il 13 aprile 2019, parla chiaro che recita all'articolo 18: "L’Infermiere previene, rileva e documenta il dolore dell’assistito durante il percorso di cura.

Si adopera, applicando le buone pratiche per la gestione del dolore e dei sintomi a esso correlati, nel rispetto delle volontà della persona".

Questa capacità di trattamento che noi Infermieri siamo chiamati a mettere in campo riveste un significato ancora più forte nel setting oncologico, in quanto il prendersi cura non avviene solo con il paziente ma con tutta la sua famiglia che vive quegli stessi momenti drammatici. Si tratta quindi di prendersi cura della persona nella sua globalità (anche sociale); un'attenzione focalizzata sull'individuo piuttosto che sulla malattia, per privilegiare la qualità della vita che resta da vivere.

L’ampia portata del “problema dolore” dimostra quindi l'evidente necessità di una maggiore formazione specifica su questi aspetti per gli addetti alla formazione, sia nell’educazione base che, successivamente, post laurea quindi collegata alla professione Infermieristica.

Concludendo vorrei evidenziare un altro aspetto che quotidianamente rilevo nell'assistenza dei pazienti oncologici: esiste un pregiudizio sugli oppiacei e riguarda i pazienti che rimandano mentalmente alle droghe, al fine vita. Quest'ultimi sono psicologicamente ed emotivamente inibiti nei confronti di queste molecole.

L'infermiere può e deve adoperarsi in questo contesto, insieme ad altri sanitari, per fare cadere questa barriera culturale migliorando l’informazione a cui dare maggiore azione e spunto.

Con un avversario com'è il Dolore, dobbiamo stare tutti dalla stessa parte.

Marco Alfredo Arcidiacono
dott. Magistrale Scienze Infermieristiche e Ostetriche
Prof. a. c. Università degli Studi di Parma
U.O. Oncologia Degenza
Dipartimento Medicina Generale e Specialistica
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
14 marzo 2020