Pulsed radiofrequency e immunomodulazione nel dolore cronico: una lettura critica

L’articolo “Role of pulsed radiofrequency on the immunological system in chronic pain patients: a narrative review” pubblicato su Exploration of Immunology* propone una sintesi narrativa del ruolo emergente della pulsed radiofrequency (PRF) non solo come tecnica neuromodulativa, ma come potenziale strumento di modulazione immunitaria nei pazienti con dolore cronico.
La revisione non solo sintetizza lo stato dell’arte, ma stimola una riflessione critica sul futuro della PRF, suggerendo che il suo pieno potenziale potrà emergere solo attraverso studi metodologicamente robusti, standardizzazione tecnica e un approccio realmente interdisciplinare. Il lavoro rappresenta un riferimento utile sia per il clinico esperto sia per il ricercatore interessato alle interazioni neuroimmuni nel dolore cronico.
Gli autori collocano correttamente la PRF all’interno di un modello fisiopatologico moderno del dolore cronico, fondato sull’interazione dinamica tra sensibilizzazione periferica e centrale, neuroinfiammazione e disfunzione dei sistemi di modulazione discendente. In questo contesto, il dolore cronico viene interpretato non come semplice persistenza di uno stimolo nocicettivo, ma come espressione di una vera e propria disfunzione neuroimmune.
Il razionale biologico della PRF viene descritto con chiarezza: a differenza della radiofrequenza ablativa, la PRF opera a temperature non lesive (≤42 °C), esercitando effetti neuromodulatori attraverso campi elettrici pulsati. L’elemento di maggiore originalità dell’articolo risiede tuttavia nell’enfasi posta sugli effetti immunologici della PRF, in particolare sulla modulazione delle citochine pro- e anti-infiammatorie, sull’attività microgliale e sui meccanismi di autofagia.

Evidenze precliniche e cliniche: forza e limiti

La revisione prende in esame un numero selezionato di studi preclinici e clinici, evidenziando come gran parte delle evidenze più solide derivi da modelli animali. In tali contesti, la PRF si dimostra capace di ridurre l’iperattivazione microgliale, normalizzare l’espressione di mediatori pro-infiammatori (TNF-α, IL-6) e modulare pathway intracellulari cruciali (ERK, p38 MAPK, PI3K/Akt, GRK2). Particolarmente rilevante è l’attenzione dedicata al ruolo dell’autofagia come ponte concettuale tra immunomodulazione e plasticità neuronale.
Sul versante clinico, gli autori adottano un approccio prudente e metodologicamente corretto, riconoscendo che le prove disponibili sono ancora limitate da studi osservazionali, piccoli trial randomizzati e una marcata eterogeneità dei protocolli. Questa onestà interpretativa rappresenta uno dei punti di forza della revisione, che evita conclusioni eccessivamente ottimistiche e sottolinea la necessità di trial multicentrici ben disegnati.
Un aspetto di particolare interesse è la discussione sugli effetti sistemici della PRF, inclusa la possibile riduzione dello stress ossidativo e il coinvolgimento di meccanismi epigenetici. In questa prospettiva, la PRF viene proposta non solo come trattamento locale del dolore, ma come intervento capace di influenzare reti neuroimmuni più ampie, con potenziali implicazioni per comorbidità frequenti quali la depressione associata al dolore cronico.
Merita inoltre attenzione la sezione dedicata alla combinazione della PRF con ortobiologici (PRP, acido ialuronico, cellule mesenchimali). Gli autori presentano questa integrazione come un possibile paradigma terapeutico futuro, fondato su una sinergia tra neuromodulazione, immunoregolazione e riparazione tissutale. Sebbene le evidenze siano ancora preliminari, l’ipotesi è biologicamente plausibile e coerente con l’approccio multimodale al dolore cronico.

Criticità metodologiche e prospettive future

La revisione identifica le principali criticità del campo: assenza di protocolli standardizzati, variabilità dei parametri tecnici (voltaggio, durata degli impulsi, tempo totale di applicazione), scarsa considerazione di fattori come l’impedenza tissutale e limitata stratificazione dei pazienti. Tali limiti impediscono, allo stato attuale, una piena traslazione delle promettenti evidenze biologiche in raccomandazioni cliniche robuste.
Particolarmente stimolante è la riflessione finale sull’integrazione della PRF con strumenti di intelligenza artificiale, prospettata come mezzo per personalizzare i trattamenti, identificare biomarcatori predittivi di risposta e ottimizzare i parametri di stimolazione. Questa visione, pur ancora teorica, colloca la PRF all’interno di una medicina del dolore sempre più orientata alla precisione.
Pur trattandosi di una narrative review, e quindi intrinsecamente limitata sul piano dell’evidenza quantitativa, il lavoro fornisce una cornice teorica solida e aggiornata per interpretare la PRF come tecnologia neuromodulativa a rilevanza immunologica.

*Occhigrossi F, Mosca J, Leoni MLG, Pasqualucci A, Gazzeri R, Cascella M, et al. Role of pulsed radiofrequency on the immunological system in chronic pain patients: a narrative review. Explor Immunol. 2026;6:1003235. https://doi.org/10.37349/ei.2026.1003235

20 gennaio 2026

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