I soci raccontano: "Prima di operare sul dolore devi sapere fare diagnosi"

di Davide Gerboni
Raggiungere i cinquant’anni di una società scientifica non significa solo celebrarne il passato, ma anche rinnovare l’impegno verso la dignità del paziente e la necessità di un approccio integrato, anticipando visioni oggi riconosciute a livello internazionale. Questi anniversari, dunque, invitano a guardare avanti, a innovare e a rafforzare la missione associativa.
Durante la mia attività di algologo ho avuto modo di assistere a quanto è successo negli anni 2000, quando la diagnosi nel campo del dolore ha vissuto una vera rivoluzione. Si è passati da un’impostazione puramente “anatomica” a una comprensione multidimensionale, riconoscendo che il dolore cronico è una malattia in sé e non un semplice sintomo. La diagnosi ha iniziato a comprendere il contesto, la funzione e la qualità della vita, specialmente dopo l’introduzione della Legge 38/2010 che ha conferito dignità giuridica al lavoro di chi opera nel settore.
In questo periodo, il concetto di diagnosi si è arricchito della dimensione relazionale e sociale (bio-psico-sociale). Diagnosticare significava anche comprendere le barriere che impedivano ai pazienti di ricevere cure adeguate, e le difficoltà amplificate dal silenzio delle istituzioni.
La mia storia personale con l’AISD inizia nel 1981. Questa mia lunga militanza mi ha permesso di assistere e contribuire alla metamorfosi della disciplina.
La mia attività professionale si è svolta tra Pietra Ligure (Santa Corona, dall'agosto 1980 a marzo 2000), Cuneo (Centro del Dolore al Santa Croce, da marzo 2000 a maggio 2020 e infine a Como presso il Centro del Dolore Villa Aprica, da luglio 2020 a luglio 2024. Si intreccia profondamente con la Liguria, la terra che ha dato i natali a uno dei pionieri più illustri dell’associazione: il Prof. Enrico Torquato Cavallini.
Se ripenso ai miei quarantaquattro anni di lavoro dedicati alla cura del dolore, che non sono pochi, non posso non ricordare l'incontro con lui, un pioniere della terapia del dolore in Italia, un grande Maestro. Il Prof. Enrico Torquato Cavallini è ricordato soprattutto per essere stato l'organizzatore del 1° Congresso Nazionale AISD, tenutosi alla Spezia nel 1977. In quel periodo, la medicina del dolore stava affacciandosi come disciplina autonoma in Italia.
Ricordo ancora con estrema nitidezza il giorno in cui mi fu presentato. In un’epoca in cui la terapia del dolore muoveva i primi passi tra l'entusiasmo e l'incertezza, Cavallini mi accolse con un’ammonizione che sarebbe diventata la pietra angolare della mia professione:
Prima di operare sul dolore devi sapere fare diagnosi.
In queste parole non c'era solo l’esortazione al rigore scientifico, ma il richiamo alla responsabilità verso la persona. Operare senza diagnosticare significa trattare un sintomo ignorando il malato.
Il professor Enrico Torquato Cavallini (†1997) è stato una figura di riferimento per la sanità spezzina e uno dei protagonisti della modernizzazione dell’Ospedale Sant’Andrea. Medico di straordinaria competenza e visione, ha fondato e organizzato il reparto di Rianimazione, il reparto di Anestesia, il Centro Antiveleni e il Centro di Terapia Antalgica, strutture che hanno segnato un salto di qualità nell’assistenza ospedaliera cittadina.
Uomo dal carattere determinato e insieme semplice, Cavallini era noto per il suo fiuto intuitivo (“Una volpe dal fiuto sottile”, come descritto in un libro pubblicato da Città Nuova che ricorda la figura di Enrico Torquato Cavallini), la capacità di cogliere le sfumature umane e di guidare colleghi e pazienti con autorevolezza discreta. La sua vita fu profondamente ispirata ai valori del Movimento dei Focolari, vissuti nella concretezza dell’attimo presente e in una costante attenzione agli altri.
La città della Spezia gli ha dedicato il 13 luglio 2019 “Largo Torquato Enrico Cavallini” riconoscendo in lui non solo un pioniere della medicina, ma un maestro di umanità che ha lasciato un’impronta indelebile nella comunità.
Ed è proprio dai suoi insegnamenti che nacque il progetto di commemorarlo con un convegno, nel 2015, presso il Polo Lionello Bonfanti di Loppiano-Incisa Val d’Arno (cittadella di pace ed unità nella diversità, sede del centro di formazione Università Sofia del Movimento dei Focolari).
Il Convegno in ricordo del prof. Cavallini: un ponte tra passato e futuro
Considero questo Convegno come il culmine del mio percorso di crescita che si è concretizzato in evento unico che ho avuto l’onore di dirigere scientificamente e organizzare. Decisi allora con gli amici di Loppiano, la famiglia Cavallini (rappresentata dal figlio prof. Gianmaria, Direttore a Modena di Clinica Oculistica) e la presenza fattiva dei Proff. Giancarlo Carli e Giustino Varrassi di costruire un programma che ampliasse il concetto di diagnosi, includendovi anche la dimensione spirituale e il bisogno di senso, oltre agli aspetti clinici.
Il Convegno Cavallini – svoltosi il 27 settembre 2015 – ha rappresentato un momento di altissimo livello, riunendo più di cento professionisti e operatori sanitari. L’evento, intitolato “La sofferenza umana: speranze di cura e ricerca di senso”, ha saputo integrare la clinica con la spiritualità, e la fisiologia con la ricerca di significato.
Abbiamo imparato che la diagnosi più difficile, ma anche la più necessaria, è quella del “buco nell’anima”, come lo ha definito la Prof.ssa Nancy O’Donnell. Il suo intervento ha completato perfettamente il quadro scientifico tracciato dai Professori Carli e Varrassi, mostrando come senza una visione integrale – dalla biologia molecolare alla speranza del malato – la nostra diagnosi resti incompleta.
I messaggi fondamentali del convegno
L'incontro ha rappresentato un vero unicum nel panorama della medicina del dolore, mettendo in dialogo esperti accademici, pazienti e filosofi. Come promotore e coordinatore scientifico, ho voluto far convergere visioni complementari:
- Prof. Giancarlo Carli (Fisiologo Università di Siena): Ha portato il rigore della fisiologia e dell’analisi della comunicazione medico-paziente. Ha ridefinito il dolore come “quinto segno vitale”, spostando l’attenzione sulla complessità relazionale.
- Prof. Giustino Varrassi (Presidente Fondazione Procacci, già docente e direttore Anestesiologia e Medicina del Dolore Università Aquila): ha dato una dimensione politica e internazionale, sottolineando il ruolo delle normative (come la Legge 38/2010) e delle strutture europee per la tutela dei diritti dei pazienti.
- Prof.ssa Nancy O’Donnell (Psicologa di New York): ha esplorato la diagnosi del senso, la reciprocità e la speranza come elementi centrali nella cura, mostrando come la psicologia e la spiritualità possano colmare il “buco nell’anima”.
- Prof. Don Alessandro Clemenzia (Teologo e docente Facoltà Teologica Italia Centrale e Istituto Universitario Sofia Loppiano) Ha offerto uno sguardo teologico sul mistero del dolore e sull’identità della persona sofferente.
La presenza di questi relatori, apparentemente distanti tra loro, ha permesso di affrontare la complessità della sofferenza da prospettive diverse ma complementari, dimostrando che diagnosi oggi significa ascoltare la biologia, la società e lo spirito.
I temi innovativi del convegno
- Il dolore come 5° segno vitale: Un concetto d’avanguardia, oggi standard, che pone il dolore al centro della valutazione clinica.
- L’umanizzazione degli spazi: L’intuizione che l’architettura dei luoghi di cura sia parte integrante della terapia.
- La sintesi tra Scienza e Spiritualità: la figura di Cavallini è stata portata a esempio che ha saputo coniugare l’approccio clinico con la profondità spirituale dei Focolari.
La diagnosi: oltre l’atto clinico, un impegno etico
Nel mio percorso, la diagnosi si è progressivamente trasformata da atto tecnico a impegno etico e relazionale:
- La diagnosi come Rigore: il lascito di Cavallini richiede di cercare la verità scientifica, individuando le cause profonde del dolore e rifiutando la superficialità del trattamento sintomatico.
- La diagnosi come Relazione: seguendo Carli e Varrassi, la diagnosi è anche decifrazione di un linguaggio interrotto tra medico e paziente, includendo il contesto sociale e le barriere che amplificano la sofferenza.
- La diagnosi di Senso: grazie agli interventi di O'Donnell e Clemenzia, la diagnosi si eleva a comprensione del significato che il dolore assume nella vita della persona, ponendo attenzione a ciò che nessun esame strumentale può mostrare.
Sintetizzando, “affinare la diagnosi” significa riconoscere non solo il danno tissutale, ma soprattutto la persona ferita, unendo la precisione del clinico alla pietas del curante: questa è l’eredità ligure che ho cercato di onorare durante la mia professione.
La psicologia della speranza e il "pezzo mancante"
Un capitolo essenziale di quella giornata è stato l'intervento della Prof.ssa Nancy O’Donnell. Il suo contributo ha spostato il baricentro dalla cura del sintomo alla cura dell’identità del malato. Ha introdotto il concetto di reciprocità: la sofferenza non è un vuoto, ma un luogo di relazione. La speranza non è l’illusione di guarigione a ogni costo, ma la capacità di accettare i limiti per trasformarli in occasione di crescita interiore.
La testimonianza del "Filo d'Acciaio": il senso ultimo dell'evento è stato sigillato dalle parole di Chiara M., la cui esperienza di dolore cronico ha dato voce a migliaia di pazienti. La sua metafora della speranza come un "filo sottile ma più resistente dell'acciaio" resta, a dieci anni di distanza, il momento più alto del convegno.
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Il 2026 è un traguardo straordinario per l’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore che celebra cinquant’anni di attività dedicata alla ricerca, alla formazione e alla sensibilizzazione sulla complessa realtà del dolore. Questo anniversario rappresenta non solo un momento di orgoglio, ma anche l’occasione per riflettere sul cammino intrapreso e sulle sfide ancora aperte. L’AISD si è distinta come il capitolo italiano della International Association for the Study of Pain (IASP), che a sua volta ha raggiunto il mezzo secolo di vita nel 2024, segnando un’epoca di grandi progressi nella gestione del dolore cronico. Dalla sua fondazione l’AISD ha promosso continuativamente lo studio, la diagnosi e la cura del dolore – sia acuto sia cronico – contribuendo in modo determinante allo sviluppo di linee guida nazionali, alla formazione di professionisti sanitari e all’introduzione di approcci innovativi e multidisciplinari. Congressi, eventi e pubblicazioni scientifiche hanno creato una rete solida e competente, che ha coinvolto specialisti da tutto il territorio nazionale.
Lettera aperta ai soci AISD
Cari Colleghi, Cari Amici,
Giunti al traguardo dei cinquant’anni AISD, sento forte il dovere di trasmettere ai soci più giovani il testimone dell’impegno e della responsabilità. Non accontentatevi mai di una diagnosi superficiale: cercate sempre l’uomo dietro il dato clinico. Il dolore, ricordate, è un mistero che si abita, non solo un problema che si risolve. La vera speranza nasce dalla capacità di vedere il paziente nella sua interezza, unendo la scienza rigorosa alla prossimità umana. Senza questa visione integrale, la nostra diagnosi resta un pezzo di puzzle isolato. L'AISD mi ha insegnato che siamo medici completi solo quando sappiamo ricomporre l'intero disegno: dalla biologia molecolare alla speranza del malato. È stato un onore camminare con tutti voi in questi quarantacinque anni di mia professione.
A conclusione del mio percorso, condivido con Voi l’ultimo chilometro accompagnato da una SLA bulbare, ancora tutta da comprendere e come curare. Desidero richiamare, pertanto, l’attenzione sull’importanza della ricerca nelle malattie rare, per dare speranza a chi ne soffre.
Con stima e affetto,
Davide Gerboni
Socio AISD dal 1981
Già Rappresentante Regionale Liguria (2003-2022)
20 febbraio 2026
