Nevralgia post-erpetica: verso un nuovo consenso europeo sul ruolo delle terapie topiche

La nevralgia post-erpetica (PHN) continua a rappresentare una delle sfide più insidiose nella gestione del dolore neuropatico, nonostante la disponibilità di opzioni terapeutiche consolidate. Il recente lavoro pubblicato su Pain Therapy propone un ampio consenso europeo, costruito attraverso metodologia Delphi, con l’ambizione di colmare le persistenti disomogeneità nella diagnosi e nel trattamento e, soprattutto, di ridefinire il posizionamento delle terapie topiche nella pratica clinica.

Una patologia ancora sottostimata
Il primo elemento che emerge con chiarezza dal consenso è il paradosso clinico della PHN: una condizione frequente e altamente invalidante, ma ancora sotto-riconosciuta e sotto-trattata. Il dolore neuropatico persistente che la caratterizza, spesso descritto come urente, trafittivo o “a scossa elettrica”, si associa a una significativa compromissione della qualità di vita, con impatti funzionali e psicologici rilevanti. La European Delphi Consensus Conference conferma una percezione condivisa tra clinici e pazienti: il ritardo diagnostico non è un’eccezione, ma una criticità sistemica. Tale ritardo, legato a una non sempre adeguata raccolta anamnestica o a una scarsa familiarità con i segni del dolore neuropatico, può favorire l’evoluzione verso forme croniche refrattarie, riducendo l’efficacia degli interventi terapeutici.

Il nodo irrisolto delle linee guida
Uno degli aspetti più rilevanti del lavoro riguarda la marcata eterogeneità delle raccomandazioni europee. Se alcune linee guida, come quelle francesi e tedesche, riconoscono alle terapie topiche un ruolo di prima linea nel dolore neuropatico localizzato, altre, come le indicazioni britanniche, continuano a privilegiare i trattamenti sistemici. Questa disomogeneità si traduce in una variabilità pratica che il consenso Delphi tenta esplicitamente di ridurre, proponendo un quadro più coerente e orientato al paziente.

Il riposizionamento delle terapie topiche
Per quanto riguarda una valutazione strategica delle terapie topiche, in particolare dei cerotti medicati a base di lidocaina e dei patch ad alta concentrazione di capsaicina, il report della Consensus evidenzia tre punti chiave:

  • profilo di sicurezza favorevole, con effetti sistemici minimi e buona tollerabilità, elemento cruciale nei pazienti anziani o polimorbidi;
  • flessibilità d’impiego, anche in combinazione con farmaci sistemici, consentendo una riduzione del carico farmacologico complessivo;
  • razionale fisiopatologico, dato il targeting diretto del dolore periferico localizzato.

In questo contesto, il panel propone un’evoluzione significativa: le terapie topiche non solo come opzione privilegiata nei pazienti fragili, ma come possibile prima linea per l’intera popolazione con PHN, pur riconoscendo che le evidenze comparative restano eterogenee.

Si tratta di una posizione che, pur fondata su consenso esperto più che su evidenza definitiva, riflette una tendenza crescente verso approcci terapeutici più mirati e meno gravati da effetti sistemici.

Prevenzione e diagnosi precoce: priorità strategiche
Accanto al tema terapeutico, il documento sottolinea con forza il ruolo della prevenzione, raccomandando la vaccinazione anti-herpes zoster nei soggetti ≥60 anni, in linea con le evidenze di riduzione del rischio di PHN. Tuttavia, i dati riportati indicano una copertura vaccinale ancora sorprendentemente bassa in Europa, segno di una lacuna informativa e organizzativa rilevante. Parallelamente, emerge la necessità di rafforzare la formazione dei medici di medicina generale, considerati snodo cruciale per una diagnosi tempestiva e per l’avvio precoce del trattamento.

Centralità del paziente e approccio multidisciplinare
Sebbene su di un campione numericamente limitato il lavoro ha integrato anche la prospettiva del paziente,. La convergenza tra clinici e pazienti su temi quali la necessità di decisioni condivise, la definizione realistica degli obiettivi terapeutici e l’importanza dell’educazione all’uso dei trattamenti rappresenta un elemento di robustezza metodologica e culturale.
Particolarmente rilevante è l’insistenza su un approccio multidisciplinare nei casi refrattari, che includa competenze neurologiche, algologiche e di supporto psicologico, riconoscendo la complessità bio-psico-sociale del dolore cronico.

Limiti e valore del consenso
Come ogni studio Delphi, anche questo lavoro è esposto a potenziali bias di selezione e di formulazione delle domande. L’elevato livello di consenso raggiunto - 41 su 42 affermazioni tra i clinici - potrebbe riflettere, almeno in parte, una costruzione delle dichiarazioni orientata all’accordo. Tuttavia, la presenza di alcune divergenze (ad esempio sul ruolo dei costi o sull’uso precoce delle terapie topiche nel contesto britannico) suggerisce che il processo abbia mantenuto una certa capacità discriminativa.

Conclusioni
Questo consenso europeo rappresenta un tentativo solido e pragmatico di armonizzare la gestione della nevralgia post-erpetica, ponendo al centro tre direttrici fondamentali: prevenzione vaccinale, diagnosi precoce e ottimizzazione terapeutica con un rinnovato protagonismo delle terapie topiche.
Pur non sostituendosi alle evidenze derivanti da studi controllati, il lavoro fornisce una cornice interpretativa utile per la pratica clinica quotidiana e per l’evoluzione futura delle linee guida. In un ambito in cui il dolore resta spesso refrattario e la qualità di vita profondamente compromessa, il valore di un consenso strutturato risiede proprio nella sua capacità di orientare decisioni complesse in assenza di certezze definitive.

Link al testo completo

Truini, A., Bhaskar, A., Fornasari, D. et al. A European Delphi Consensus to Support the Diagnosis, Management, and Appropriate Positioning of Topical Treatments for Postherpetic Neuralgia (PHN). Pain Ther (2026). doi.org/10.1007/s40122-026-00834-x

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