Medicina del dolore e crisi degli oppioidi: è tempo di assumersi la responsabilità

Il position paper pubblicato su European Journal of Pain da Ritchie e Forget propone una riflessione critica e, al tempo stesso, programmatica sul ruolo della medicina del dolore nella crisi globale degli oppioidi. Il messaggio è netto: la disciplina non può più limitarsi a gestire il sintomo dolore, ma deve assumere un ruolo centrale nella prevenzione e nel trattamento del disturbo da uso di oppioidi (OUD).

Una crisi anche iatrogena

Nonostante l’aumento esponenziale delle prescrizioni di oppioidi negli ultimi due decenni, il dolore nella popolazione generale non si è ridotto in modo significativo. Al contrario, tale incremento ha contribuito direttamente a un aumento di morbilità e mortalità, oltre che alla diffusione dell’OUD. Gli autori riconoscono esplicitamente una responsabilità della comunità medica: una quota rilevante dei casi di dipendenza si sviluppa infatti in pazienti inizialmente trattati con oppioidi prescritti.

Il dato è particolarmente rilevante se si considera che anche prescrizioni acute, spesso ritenute innocue, possono precedere l’insorgenza di uso problematico. Ne deriva un imperativo etico: integrare sistematicamente la prevenzione dei disturbi da uso di sostanze nella pratica clinica del dolore.

Dolore e dipendenza: un legame bidirezionale

Il lavoro sottolinea la stretta interconnessione tra dolore e OUD. La maggior parte dei soggetti con disturbo da uso di oppioidi presenta dolore acuto o cronico, mentre una quota significativa di pazienti trattati con oppioidi sviluppa comportamenti aberranti o criteri diagnostici di dipendenza.

Questa sovrapposizione è ulteriormente complicata dalla presenza frequente di comorbidità psichiatriche (depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress) che amplificano la percezione del dolore e rendono più complessa la gestione clinica.

Ripensare la presa in carico: approccio integrato e stigma-free

Uno dei contributi più rilevanti del position paper riguarda la ridefinizione dell’approccio clinico. Gli autori propongono alcuni principi cardine: identificazione precoce di OUD e comorbidità psichiatriche; comunicazione “trauma-informed” e riduzione dello stigma;
coinvolgimento attivo del paziente nel processo decisionale; integrazione tra medicina del dolore, servizi per le dipendenze e cure primarie.
Il tema dello stigma è centrale: i bias degli operatori sanitari possono portare a un sottotrattamento del dolore, innescando un circolo vizioso di sofferenza, sfiducia e ulteriore consumo di sostanze.

Gestione del dolore acuto: continuità terapeutica e strategie opioid-sparing

Nel contesto perioperatorio e acuto, gli autori raccomandano un cambio di paradigma. In particolare:
mantenere la terapia agonista (metadone, buprenorfina) durante il ricovero
evitare interruzioni che aumentano il rischio di ricaduta
adottare strategie multimodali e “opioid-sparing” (paracetamolo, FANS, anestesia loco-regionale, ketamina a basse dosi, adiuvanti).

Queste misure risultano fondamentali non solo per il controllo del dolore, ma anche per ridurre il rischio di aggravamento dell’OUD.

Prevenzione: dalla prescrizione al sistema

La prevenzione dell’OUD deve estendersi oltre il singolo atto prescrittivo e coinvolgere l’intero sistema sanitario. Tra le raccomandazioni principali: definizione di limiti chiari di indicazione, dose e durata degli oppioidi; riduzione delle dimensioni delle confezioni; restrizione dell’uso di formulazioni a rilascio prolungato ;implementazione di programmi di “opioid stewardship” multidisciplinari. Particolare attenzione viene posta al periodo post-dimissione, in cui si concentra una quota significativa di decessi correlati agli oppioidi.

Prospettive future: ricerca e centralità del paziente

Gli autori indicano alcune priorità per la ricerca:

  • studi qualitativi sull’esperienza dei pazienti
  • maggiore utilizzo di patient-reported outcomes
  • analisi di big data per identificare pattern prescrittivi e aree di intervento

La prospettiva è quella di una medicina del dolore sempre più interdisciplinare, orientata alla prevenzione e costruita attorno al paziente.

Conclusioni

Il position paper lancia un messaggio chiaro alla comunità clinica: ignorare la dimensione della dipendenza nella gestione del dolore non è più accettabile. Dolore e OUD rappresentano condizioni intrecciate che richiedono un approccio integrato, competente e privo di stigma. Assumersi questa responsabilità significa trasformare la medicina del dolore da parte del problema a parte della soluzione, con l’obiettivo di garantire cure più sicure, efficaci ed eque.

Ritchie, D., and P.Forget. 2026. Pain Medicine and the Opioid Crisis: Time to Own Our Responsibility! Eur J Pain 30, no. 4: e70263. https://doi.org/10.1002/ejp.70263.

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