Blocco del nervo grande occipitale nella cefalea refrattaria: quali pazienti possono beneficiare del trattamento?

Le cefalee croniche e refrattarie rappresentano una sfida terapeutica nella quale, accanto alle strategie farmacologiche, trovano spazio interventi mirati di neuromodulazione periferica. Tra questi, il blocco del nervo grande occipitale (greater occipital nerve block, GONB) è una procedura relativamente semplice, poco invasiva e con limitate interazioni farmacologiche, utilizzata in diversi fenotipi di cefalea. Restano tuttavia aperte alcune questioni: quanto sia efficace nel breve periodo quando viene applicata a pazienti con diagnosi differenti e, soprattutto, quali caratteristiche cliniche possano aiutare a prevedere la risposta.

È proprio su questo terreno che si concentra lo studio prospettico osservazionale pubblicato su Pain and Therapy da Mariateresa Giglio, Alberto Corriero e colleghi. La ricerca ha seguito 29 pazienti con cefalea cronica refrattaria, comprendenti emicrania cronica, cefalea a grappolo, nevralgia occipitale e cefalea cervicogenica. Tutti sono stati sottoposti a un singolo blocco ecoguidato prossimale del nervo grande occipitale a livello C2, mantenendo invariata durante il mese successivo la terapia farmacologica già in corso. L’obiettivo non era quindi soltanto misurare la riduzione del dolore, ma valutare l’effetto della procedura su più dimensioni dell’esperienza di malattia: intensità del dolore, impatto della cefalea, qualità del sonno e frequenza degli attacchi.

I risultati mostrano, a quattro settimane, un miglioramento significativo di tutti gli outcome considerati. La mediana della NRS è passata da 8 a 4, il punteggio HIT-6 da 66 a 52, il PSQI da 12 a 8 e il numero mensile di crisi da 24 a 12. Poco più della metà dei pazienti, il 51,7%, ha raggiunto inoltre la soglia prestabilita di risposta clinicamente significativa sull’HIT-6, definita come una riduzione di almeno 10 punti.

Ma è soprattutto l’analisi dei predittori di risposta a rendere interessante il lavoro. Una maggiore intensità del dolore al basale è risultata associata indipendentemente a una maggiore probabilità di risposta sull’HIT-6, con un OR di 3,38; l’analisi ROC ha individuato nella NRS ≥8 una possibile soglia discriminativa, pur con tutte le cautele imposte dalla dimensione del campione. Anche il fenotipo clinico sembra avere un ruolo: i pazienti con cefalea a grappolo hanno mostrato miglioramenti più marcati, mentre la presenza di una comorbidità di tipo reumatologico è risultata associata a una risposta meno favorevole. Gli stessi autori sottolineano però che questi elementi devono essere considerati segnali esplorativi, utili per formulare ipotesi sulla selezione dei pazienti ma non ancora criteri decisionali applicabili alla pratica clinica.

Il lavoro offre inoltre uno spunto interessante sul possibile razionale fisiopatologico della procedura. Il nervo grande occipitale e le afferenze trigeminali convergono infatti a livello del complesso trigemino-cervicale, fornendo una possibile base anatomofunzionale per spiegare perché un intervento periferico possa influenzare manifestazioni dolorose appartenenti a fenotipi diversi. Gli autori discutono l’ipotesi che il blocco prossimale a C2 possa ridurre il drive nocicettivo diretto verso questo sistema condiviso e, di conseguenza, modulare anche meccanismi di sensibilizzazione centrale.

La lettura dell’articolo è particolarmente utile, tuttavia, anche per comprendere ciò che questi risultati non consentono ancora di concludere. Si tratta di una casistica piccola, monocentrica, senza gruppo di controllo e con una valutazione limitata al primo mese. L’assenza di un comparatore impedisce di attribuire con certezza i miglioramenti osservati alla procedura, mentre la numerosità ridotta dei singoli sottogruppi rende necessariamente preliminari le osservazioni sui diversi fenotipi e sulle comorbidità. Gli stessi autori richiamano inoltre il possibile ruolo della regressione verso la media nel rapporto fra elevata intensità del dolore iniziale e maggiore miglioramento.

Il valore dello studio sta quindi meno nella dimostrazione definitiva dell’efficacia del GONB che nell’aver posto una domanda clinicamente rilevante: non soltanto se il blocco del nervo grande occipitale possa essere utile nella cefalea refrattaria, ma quali pazienti possano trarne il maggiore beneficio. In questa prospettiva, i dati sulla severità del dolore iniziale, sulla cefalea a grappolo e sulle comorbidità reumatologiche costituiscono altrettante ipotesi da verificare in studi più ampi, controllati e con un follow-up più lungo. È proprio questo passaggio, dalla semplice valutazione dell’efficacia alla ricerca di caratteristiche capaci di orientare la selezione del paziente, a rendere il lavoro meritevole di approfondimento.

Giglio, M., Corriero, A., Tramacere, C. et al. Ultrasound-Guided Greater Occipital Nerve Block Across Headache Phenotypes: Outcomes and Determinants of Response in a Prospective Cohort. Pain Ther (2026). doi.org/10.1007/s40122-026-00881-4

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