Prevalenza e carico psicologico del dolore cronico in Italia

Un'ulteriore analisi, pubblicata a inizio settembre, ha aggiornato le stime sulla prevalenza del dolore cronico nella popolazione italiana, rilevando che circa il 24,1% degli adulti soffre di dolore persistente da almeno tre mesi. Ciò corrisponde a circa 10,5 milioni di persone.

Lo studio, basato sui dati del 2019 dell'European Health Interview Survey (EHIS), ha aggiornato le stime sulla prevalenza del dolore cronico (CP) nella popolazione italiana, rilevando che circa il 24,1% degli adulti soffre di dolore persistente da almeno tre mesi. Ciò corrisponde a circa 10,5 milioni di persone, con un aumento dell'incidenza con l'età e una prevalenza maggiore nelle donne, che rappresentano il 60,7% dei casi. Il dolore cronico grave interessa quasi un terzo delle persone affette, e nella maggioranza dei casi (54,3%) è associato a una malattia diagnosticata, mentre in oltre il 13% delle situazioni la causa resta sconosciuta,

La ricerca ha evidenziato che il dolore cronico influisce pesantemente sulla qualità della vita, aumentando notevolmente il rischio di limitazioni nelle attività quotidiane, difficoltà nella partecipazione sociale e assenze dal lavoro. I soggetti con dolore cronico grave presentano un rischio molte volte superiore di depressione (OR 7.10) e ansia grave (OR 7.03) rispetto alle persone senza dolore. Inoltre, coloro che soffrono di dolore cronico tendono a utilizzare maggiormente i servizi sanitari, con frequenze più alte di visite mediche, specialistica e diagnostic.

Un'analisi specifica sulla sottopopolazione con diagnosi di depressione o ansia grave ha mostrato che chi convive con dolore cronico tende a consultare meno gli specialisti di salute mentale rispetto a chi non soffre di dolore (OR 0.75), mentre presenta maggiori difficoltà nell’accesso alle cure psicologiche per motivi finanziari (OR 1.57). Questi dati indicano un gap significativo nei servizi di supporto psicologico per chi soffre di dolore cronico associato a disturbi mental. In termini di geografia, il dolore cronico mostra una diffusione omogenea su tutto il territorio nazionale, con un trend in aumento nelle fasce di età più avanzate e con un picco nelle regioni del Sud Italia. Le cause più frequenti sono le malattie diagnosticate, seguite dai traumi, mentre circa il 15% degli intervistati non assume alcun trattamento contro il dolore, nonostante alcuni presentino dolore severo. Ciò suggerisce la necessità di ampliare le strategie di gestione integrata, considerando anche le comorbidità psicologiche e la possibile sottoutilizzazione delle terapie disponibili.

Gli autori sottolineano l’importanza di un approccio multidisciplinare nel trattamento del dolore cronico, con screening sistematici per disturbi mentali, migliore integrazione tra servizi sanitari e campagne di sensibilizzazione per ridurre lo stigma verso le cure psicologiche. La ricerca enfatizza il valore di monitorare periodicamente l’epidemiologia del dolore cronico in Italia, anche in considerazione delle possibili influenze post-pandemia da COVID-19. Sono inoltre evidenziate delle lacune metodologiche, legate al disegno osservazionale e alla natura autodenunciata dei dati, ma il lavoro contribuisce significativamente a fornire basi solide per future politiche sanitari.

Testo completo

Maraschini, A.; Tenti, M.; Raffaeli, W.; Iannucci, L.; Gargiulo, L.; Burgio, A.; Minelli, G.; Fagnani, C.; Medda, E.; Ferri, M.; et al. Chronic Pain Prevalence and Psychosocial Burden in the Italian Population from the 2019 European Health Interview Survey. Int. J. Environ. Res. Public Health 2025, 22, 1395. https://doi.org/10.3390/ijerph22091395

Punti chiave

  • Il 24,1% degli adulti italiani soffre di dolore cronico persistente, pari a circa 10,5 milioni di persone.
  • Il dolore cronico colpisce soprattutto le donne e la prevalenza aumenta con l’età, con un picco nelle regioni meridionali.
  • Il 29,4% dei pazienti con dolore cronico riferisce dolore grave o molto grave.
  • Solo il 54,3% dei casi di dolore cronico è associato a malattie diagnosticate, mentre oltre il 13% è senza diagnosi precisa.
  • Il dolore cronico è associato a maggiori limitazioni nelle attività quotidiane, difficoltà sociali, assenze lavorative, depressione e ansia.
  • Chi soffre di dolore cronico con comorbidità depressive o ansiose consulta meno i servizi di salute mentale e affronta maggiori barriere finanziarie all’accesso alle cure.
  • Una frazione significativa di persone con dolore severo non riceve alcun trattamento o percepisce una scarsa efficacia delle terapie.
  • Lo studio sottolinea la necessità di programmi multidisciplinari integrati e di monitoraggio periodico del dolore cronico in Italia, anche per valutare gli effetti post COVID-19.

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