Il paradosso: una riflessione sul dolore cronico
Il paradosso
Una riflessione sul dolore cronico
Ho avuto occasione di riflettere su un grande paradosso legato alla differenza tra le persone "sane" e le persone "malate", anche se bisogna chiarire che è negativo e forse scorretto definirle così, perché vorrebbe dire ridurre l'individuo alla semplice malattia o viceversa, quando prima di tutto restano individui in quanto tali, ognuno con le proprie gioie e difficoltà.
Soprattutto per il dolore cronico, si deve cercare di distinguere bene tale differenza: una persona vive la propria vita spesso in balia di un dolore che non le permette di vivere, che la assale come una bestia affamata, prendendosi ogni dettaglio della sua vita e su cui non ritiene di avere potere. Perciò, essa inizia a vivere proprio sulla base di ciò che il dolore decide per lei, ciò che quel giorno può fare e le azioni che invece non può assolutamente svolgere, i rapporti che non può mantenere, il benessere di cui è privata e molto altro ancora...
È fondamentale riconoscersi come "sé stessi" prima che come la propria malattia e saper differenziare i due aspetti, perché le nostre passioni, ambizioni, hobby, valori esistono e devono persistere nonostante la malattia, poiché dobbiamo essere noi "capitani della nostra anima" (come dice Ernest William Henley in 'Invictus') e sentire di avere ancora tale potere, seppur diverso da prima, sulla nostra vita e sulla nostra persona.
Ma qual è quindi il paradosso di cui parlavo? Il paradosso è che chi ha le cose spesso non se le gode o, perlomeno, non appieno, focalizzandosi subito su qualcos'altro nel momento stesso in cui arriva a realizzare quel desiderio.
Chi non le ha, invece, desidera il minimo benessere indispensabile, un solo giorno senza dolore, e lo desidera con tutto sé stesso. Leopardi nella Teoria del piacere (spiegato in maniera molto semplice), diceva che l'uomo ricerca sempre piaceri maggiori, non trovando mai la felicità. E forse è proprio così... Ma quando soffri di dolore cronico impari invece a goderti ogni piccolo minuscolo momento bello, un solo minuto senza dolore è una gioia immensa e apprezzi anche solo il pensiero di poter fruire di una determinata esperienza.
Quindi, è davvero solo sfortuna ammalarsi? Forse sì, o forse è comunque un modo per imparare a vedere il mondo sotto una luce diversa, avere quella magia rara di poter vedere la bellezza autentica nelle cose, che senza dolore non riusciremmo a fare nella stessa maniera.
Valeria Tempesta
Visita la sezione che la nostra società scientifica dedica ai pazienti per avere informazioni utili:
Lista centri terapia del dolore
Poster informativi
I pazienti raccontano

